Un pezzo per me molto interessante che ho trovato su japanitaly.it:
Ninjutsu
Capitolo 1 – La parte oscura
E’, forse, il più antico comandamento dell’Uomo. Platone ne fece una sintesi in quel “conosci te stesso” che gli architetti greci immortalarono nella pietra Prima di allora Lao-Tze tramandava alle generazioni future la sua trentatreesima massima del già citato Tao-Te-Ching affermando che:
“conoscere gli altri è saggezza
conoscere se stessi è illuminazione.
Dominare gli altri è forza
dominare se stessi è superiorità.
Ricco è colui che basta a se stesso.”
Il più antico comandamento dunque.
Il più prezioso. Il più ignorato!
Le Arti Marziali in oriente nacquero come una delle strade attraverso cui approfondire questa conoscenza dell’unità tra spirito e corpo.
Essere un Praticante di Arti Marziali significava, in primo luogo, sondare ogni aspetto della propria più intima essenza, misurare i limiti delle proprie capacità, scandagliare le profondità delle proprie paure, lasciar emergere dagli abissi dell’inconscio tutta la nobiltà di cui si era capaci, tutta la violenza che vi era sepolta.
Perché nel “conosci te stesso” sono contenute tutte le possibili filosofie.
Perché l’universo, in fondo, non travalica i confini della nostra mente.
Con l’andar dei secoli, tuttavia, anche le Arti Marziali si imposero dei limiti.
Svilupparono,per così dire, una sorta di “pudore” per certi aspetti dell’animo umano. Un pudore che traeva origine dalla paura di affrontare il lato oscuro che è in ognuno di noi.
Si coltivò l’illusoria speranza che bastasse ignorare gli aspetti meno piacevoli della personalità umana per cancellarli, dimenticando che, in realtà, non si può cavalcare la tigre senza conoscerla.
Le Arti Marziali, anche quelle che, apparentemente, più si rifacevano alla tradizione rifiutando la suggestione occidentale di trasformarsi in sport, si mutilarono di una parte importante del loro corpo, divennero monche, virtualmente inutili per ciò che concerne la ricerca della Via.Ma esiste veramente un “lato oscuro” nell’animo umano? Ed è davvero così importante farlo emergere? Non sarebbe forse meglio soffocarlo, reprimerlo, ignorarlo?
Gran parte della cultura occidentale vive in una specie di schizofrenia che tende a separare ciò che è giusto, bello, positivo da ciò che è considerato immorale, riprovevole, negativo. Dio e il Diavolo sono due realtà speculari ma divise…
In oriente, al contrario, il buio e la luce sono complementari, si fondono, ognuno di essi contenendo una piccola parte dell’altro.
Il male esiste come indispensabile parte del bene.
Al dualismo occidentale si contrappone la dialettica orientale.
E quanto l’immagine dell’Uomo affermatasi in oriente sia più rispondente alla realtà, la nostra scienza lo sta scoprendo solo ora.
Gli psicoanalisti sondano il nostro inconscio scoprendovi mostri che si credevano estinti, la cerebro-chirurgia rivela che possediamo tre distinti cervelli e che, in sostanza, i nostri antenati rettili continuano a coabitare nel nostro cranio, la moderna etologia riafferma il valore degli istinti aggressivi e la loro funzione determinante per l’equilibrio psichico e per quello sociale.
Il “lato oscuro”, dunque, esiste, è in ognuno di noi, in perenne agguato.
La risposta occidentale a questa constatazione è consona a tutta la sua cultura: l’aggressività, la violenza, la pulsione verso la morte vanno represse, negate, esorcizzate…
In questo modo l’uomo finisce col convivere con un altro se stesso che non conosce e che, di conseguenza, non sa e non può dominare.
Quando il lato oscuro decide di emergere, a dispetto di tutto e di tutti lo fa, quindi, in modo indomabile.
Ciò che le pagine di cronaca nera dei quotidiani chiamano “raptus”, “improvvisa ed inspiegabile crisi di pazzia”, è, spesso, solo il fulmineo manifestarsi della nostra parte nera.
Per di più ciò che non si conosce possiede sempre un particolare fascino: quando il Male che non si sapeva albergasse in noi compare con prepotenza o s’insinua lentamente nel nostro animo è facile abbandonarsi alle sue suggestioni.
Ed è proprio il modo di pensare che vede il bianco nettamente separato dal nero, che facilita il completo abbandono, repentino, al lato oscuro: è dalla grande devozione al Bene Assoluto che nascono gli orrori ed i sadismi dell’Inquisizione, sono i “cittadini integerrimi” che si trasformano in “giustizieri della notte”…
E’ la mancanza di capacità d’esser semplicemente uomini, con le proprie nobiltà d’animo e le proprie bassezze, che crea fanatici di ogni tipo, dal mistico assassino di prostitute al tifoso di calcio violento.
Un tempo le Arti Marziali servivano a ciò: scoprendo a poco a poco i propri aspetti più riposti e meno accettabili si apprendeva a non averne paura, a non subirne l’oscuro fascino.
Così era per il Ninjutsu, una delle Arti più antiche che rappresentava un momento importante della ricerca dell’Uomo di se stesso.
Il Ninjutsu insegnava anche ad uccidere.
In mille e più maniere, subdole, insinuanti. In modo da avere la quasi certezza dell’invincibilità e dell’impunibilità.
Un uomo che sappia di poter eliminare il proprio avversario senza rischio e senza essere scoperto è veramente padrone delle proprie scelte.
Per questo, il più delle volte, deciderà di non usare il suo potere. Non si lascerà accecare dall’ira, che sa controllare. Non colpirà per la paura, che sa dominare. Può guardare la Tigre negli occhi. E sorriderle.
Ma anche qualora scelga di usare le sue Arti per avvantaggiarsi in qualche modo o per estinguere una vita sarà stata una decisione lucida e totalmente sua di cui pagherà il prezzo nei rapporti con se stesso e con i propri simili.
La maggioranza delle Arti Marziali ha rinnegato questa ricerca.
La loro lenta evoluzione nei secoli ricorda quella che ha mutato il lupo selvaggio in un cane domestico.
Sono innegabili le qualità del cane eppure è il fiero lupo, conscio della sua forza, a non abusarne mai contro altri della sua specie.
E’ giusto e bello che esistano i cani. Ma quanto sarà più povero il mondo quando scomparirà l’ultimo dei lupi!
Questo è ciò che il Ninjutsu ha fatto (e continua a fare): Ha scelto il Lupo.
Perché ha deciso, tra l’altro, di credere ancora in quel “conosci te stesso” che è, forse, il più antico comandamento dell’Uomo.
Rif. Bruno Abietti, “Ninjutsu- L’ Arte dell’ Invisibilità”
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