neverajoy ha scritto:io ricordo che dopo il sudafrica dicevamo le stesse cose... novità? zero assoluto
Come riorganizzerei il calcio italiano
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Re: R: Come riorganizzerei il calcio italiano
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
ci sono i cicli come in ogni cosa...questo non è un gran periodo per l'Italia,sia come crescita di talenti sia da un punto di vista economico quindi per gli investimenti
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
1 punto in più!!!neverajoy ha scritto:io ricordo che dopo il sudafrica dicevamo le stesse cose... novità? zero assoluto
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
comunque una cose di cui non si è parlato quasi per nulla è la riforma della giustizia sportiva,le pene devono essere certe
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
Emergono ugualmente per due motivi:Brasileiro ha scritto: Il Brasile non lo fa e il talenti emergero anche cosi...anzi, la nostra strutura dei vivaio é da stendere un velo pietoso...procuratori che rubbano giocatori dei club, club che sono costretti a lanciare grandissimi talenti a 17anni nella squadra principale e le brucciano perche non sono tutti i giovani che a quella eta sono gia pronti per fare strata nel calcio professionista, squadre sub17 e sub20 che giocano solo per difenderse ecc...
La lista é lunga.
Per dire un´altra, Hulk e David Luiz sono stati svincolati dello vivaio del São Paulo...il primo perche era troppo alto per essere trequartista e il secondo perche era troppo franzino e basso per essere difensore...
Questo é serio...
1) il Brasile ha una popolazione vastissima, nemmeno paragonabile a quella dell'Italia. E' logico che partendo da una base come quella le probabilità che nasca un campione sono molto più alte.
2) Il Brasile, a quello che mi pare di vedere, ha ancora il calcio di strada, i ragazzini che giocano dalla mattina alla sera divertendosi insieme. Da noi questo fenomeno, che era forte fino agli ultimi anni '80, è andato progressivamente scomparendo. I ragazzini oggi hanno mille altri divertimenti, videogames in primis, e giocano a calcio molto di meno, solo nelle occasioni giuste. E la strada è un'ottima palestra, perchè quando sei piccolissimo giochi pure 4-5 ore di fila e, senza accorgertene, ti alleni e affini tecnicamente, gioco forza. Ecco perchè quando sono nelle scuole calcio devono avere un allenamento, se non proprio lungo, almeno di qualità alta, in modo da compensare. Negli altri paesi europei l'hanno capito e si sono adeguati.
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
ddr97 ha scritto:comunque una cose di cui non si è parlato quasi per nulla è la riforma della giustizia sportiva,le pene devono essere certe
non se ne é parlato perché il testo non l'ha letto nessuno!
Lo scopo non è comprare giocatori, lo scopo è comprare vittorie, ecco 25 giocatori sottovalutati, un'isola dei giocattoli difettosi, qui dentro c'è una squadra vincente che possiamo permetterci
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Re: R: Come riorganizzerei il calcio italiano
Quale testo?as_marco ha scritto:
non se ne é parlato perché il testo non l'ha letto nessuno!
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
Il coni ha già scritto la riforma della giustizia sportiva. Però la devono ancora presentare.
...però "la pirateria uccide il calcio"
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
più che pene certe direi che una volta che una squadra o un tesserato si è preso la sua pena... poi NON PUO' andare in giro a dire cazzate tipo che è innocente o che gli scudetti revocati sono validi perchè vinti sul campo ecc.
cioè... alla juve hanno tolto due scudetti? allora la juve quegli scudetti non li può rivendicare, altrimenti la FIGC se la incula.
cioè... alla juve hanno tolto due scudetti? allora la juve quegli scudetti non li può rivendicare, altrimenti la FIGC se la incula.
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
'cci loro, sti infami...433 ha scritto:più che pene certe direi che una volta che una squadra o un tesserato si è preso la sua pena... poi NON PUO' andare in giro a dire ca**ate tipo che è innocente o che gli scudetti revocati sono validi perchè vinti sul campo ecc.
cioè... alla juve hanno tolto due scudetti? allora la juve quegli scudetti non li può rivendicare, altrimenti la FIGC se la incu....
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
Francesco ha scritto:
edizione romana.
poi c'è quella nazionale con scritto AVANTI ITALIA PER DIO E PER LA PATRIA!

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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
Caressa sulle scuole calcio... è vero?
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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
caressa l ho sempre preso per il cubo ma purtroppo mi devo arrendere, sta botta ha ragione sacrosantalele92 ha scritto:Caressa sulle scuole calcio... è vero?
io in anni di giovanili ho visto un botto di allenatori ragionare così, ricordo quando facevo i giovanissimi incontrai i campioni d italia del Casalotti, "ragazzini" 14 anni alti quasi un metro e 80 e ve lo dico perchè io ero un metro e settanta
ed erano mostruosi, addirittura fecero un amichevole qualche giorno prima con i giovanissimi nazionali della Roma e vinsero 3-0 vidi gli highilight su un canale privato regionale, nessuno di loro combinò poi nulla
ricordo anche alle elementari avevo un compagno di classe che giocava nella allora Lodigiani
per la sua età era già gigantesco ma non so per quale motivo smise di crescere a 14 anni, me lo ritrovai a 19 anni quando giocavo nella spes montesacro e ricordo che era una sega spaziale!
alla fine fu lui stesso ad ammettere che era stato preso solo perchè gigantesco per i pari età!
non parliamo poi dei portieri, anche lì conobbi un ragazzo di 12 che era già alto 1.85 e fu preso dalla Roma, durò praticamente un anno e mezzo per quanto era scarso e gli diedero la lista gratuita per sbolognarselo!

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Re: Come riorganizzerei il calcio italiano
GASPORT (L. BIANCHINI / G. DI FEO) - Andrea Stramaccioni, lei allenava l’Inter che ha vinto la NextGen nel 2012 battendo in finale l’Ajax. Dopo due anni loro ne hanno 7 in prima squadra e l’Inter nessuno… «Innegabile. Ed essendo diventato allenatore in A provenendo dalla Primavera, ho ancora di più la riprova del problema: il divario tra quello che esprimono i campionati giovanili e la massima serie è ampio, troppo ampio. E paghiamo l’assenza delle seconde squadre, che penalizza l’affermazione dei nostri giovani».
Quindi, se le avessimo, Livaja e Bessa sarebbero al livello di Fischer e Klaassen?
«Quando preparammo quella partita, me lo ricordo bene, quelli che lei cita avevano già giocato e segnato con la prima squadra, tant’è vero che usammo dei filmati di partite dell’Ajax vero. Erano in rampa di lancio, insomma, avevano respirato l’Eredivisie. E non vale solo per loro: in semifinale l’ala sinistra del Liverpool era Sterling, volava. Dei nostri, invece, nessuno si era mai affacciato a quel livello. Il discorso è a monte: se anche i vari Duncan, Livaja e così via nella stessa stagione avessero fatto 15-20 presenze in un’Inter B, chiamiamola così, l’anno dopo sarebbero stati più pronti a misurarsi con la Serie A. La grande lacuna è quella».
Ancora più a monte. Come li reclutiamo i ragazzi in Italia? È vero che si predilige il fisico rispetto alla tecnica?
«Ho allenato nelle giovanili di Inter e Roma, e in entrambe il primo, assoluto parametro è la qualità. E non è un caso che entrambe siano accomunate da gran continuità e programmazione. Lavorano da 15 anni allo stesso modo e sono tra le prime per talenti sfornati. Ma le faccio un esempio: la Roma per far giocare Florenzi ha dovuto mandarlo a Crotone, Alessandro ha mangiato la polvere, è diventato un prospetto quasi da Nazionale. E, nonostante il gran lavoro del Crotone e la gran stagione del ragazzo, si tratta comunque di un bivio che Florenzi ha vinto. Ma se fosse andato così così? Leggo dai giornali che Da Silva, il migliore del Chievo che ha vinto il campionato Primavera, cerca squadra in B. In Olanda il migliore dell’Under 19 è da subito protagonista in Eredivisie».
Altri appunti mossi alle nostre giovanili: troppa tattica e poca tecnica, il risultato privilegiato rispetto allo sviluppo, poco coraggio…
«I nostri grandi club lavorano bene, ma hanno lo svantaggio enorme di non avere una seconda squadra dove i ragazzi possano fare in tranquillità 20-25 gare contro gente più grande. Florenzi va a Crotone, fa la differenza e la Roma lo richiama. Ma per un Florenzi che ce la fa, ne perdiamo o ne ritardiamo altri 15. Poi c’è chi a 18 anni sfonda, per carità, ma da noi sono eccezioni ». I club non hanno colpe? «Il parallelo è sempre lo stesso, la mia Inter-Ajax: a parità di buon lavoro dei club, il bagaglio di esperienza dei loro è più grande di quello dei nostri. Ricordo la finale dell’Europeo Under 21 un anno fa: gli spagnoli tutti in Serie A, i nostri invece?».
Altrove, però, si nota anche un certo «marchio di fabbrica» del club che da noi non sempre c’è. Il Barça, per esempio…
«Lì dai bambini all’ultima squadra c’è una filosofia precisa che connota fortemente anche l’impronta tattica. Però magari poi lasci per strada qualche profilo, magari se fai solo 4-3-3 trascuri una grande seconda punta o la spingi a fare l’esterno…».
L’apporto federale allo sviluppo dei giovani è sufficiente?
«Con l’avvento di Sacchi abbiamo aumentato di molto gli stage, sebbene non siamo ancora al livello di altre nazioni. Un progetto per il miglioramento c’è, arriveranno anche i risultati. Ma per Di Biagio al momento il campionato di riferimento per convocare gli Under 21 è la B, i c.t. di Francia, Germania, Olanda guardano invece a Ligue 1, Bundesliga, Eredivisie. È un dato di fatto: siamo competitivi fino all’ultimo gradino, poi i nostri finiscono giù e i loro in A…».
Realisticamente, nel nostro Paese pensa che possa arrivare una svolta veloce?
«Ho fiducia, qualcosa sta migliorando. Abbiamo riformato il campionato Allievi, la Primavera, ma l’importante è che ora le riforme non si fermino. Le squadre B si possono fare, da subito, anche da noi. E sarebbe un vantaggio innegabile».
Non è che poi continueremo a vedere le squadre piene di stranieri scarsi?
«Sono discorsi da non confondere. Coverciano e i club hanno l’obbligo di capitalizzare al meglio il patrimonio dei giovani italiani, e non ci piove. Poi c’è la libertà di un d.s. di prendere chi vuole. Ma la sfida di chi lavora nelle giovanili è proprio quella: mettere in difficoltà il proprio club quando deve fare delle scelte, portare i nostri a essere competitivi a 18 anni come avviene all’estero. Io stesso ho fatto esordire tanti giovani, ma allo stesso tempo li trovavo distanti da un giocatore fatto e finito. E l’inserimento è difficile. Si ricorda di quando Totti stava per andare in prestito alla Samp?».
Cioè?
«Carlos Bianchi, si leggeva, non lo reputava pronto e lo stavano mandando a Genova. Lo salvò un triangolare amichevole all’Olimpico, proprio contro l’Ajax: non contava il risultato, Totti si mise in luce e il presidente disse “Questo qua non parte più”. E parliamo del più grande talento italiano degli ultimi 20 anni».
Quindi, se le avessimo, Livaja e Bessa sarebbero al livello di Fischer e Klaassen?
«Quando preparammo quella partita, me lo ricordo bene, quelli che lei cita avevano già giocato e segnato con la prima squadra, tant’è vero che usammo dei filmati di partite dell’Ajax vero. Erano in rampa di lancio, insomma, avevano respirato l’Eredivisie. E non vale solo per loro: in semifinale l’ala sinistra del Liverpool era Sterling, volava. Dei nostri, invece, nessuno si era mai affacciato a quel livello. Il discorso è a monte: se anche i vari Duncan, Livaja e così via nella stessa stagione avessero fatto 15-20 presenze in un’Inter B, chiamiamola così, l’anno dopo sarebbero stati più pronti a misurarsi con la Serie A. La grande lacuna è quella».
Ancora più a monte. Come li reclutiamo i ragazzi in Italia? È vero che si predilige il fisico rispetto alla tecnica?
«Ho allenato nelle giovanili di Inter e Roma, e in entrambe il primo, assoluto parametro è la qualità. E non è un caso che entrambe siano accomunate da gran continuità e programmazione. Lavorano da 15 anni allo stesso modo e sono tra le prime per talenti sfornati. Ma le faccio un esempio: la Roma per far giocare Florenzi ha dovuto mandarlo a Crotone, Alessandro ha mangiato la polvere, è diventato un prospetto quasi da Nazionale. E, nonostante il gran lavoro del Crotone e la gran stagione del ragazzo, si tratta comunque di un bivio che Florenzi ha vinto. Ma se fosse andato così così? Leggo dai giornali che Da Silva, il migliore del Chievo che ha vinto il campionato Primavera, cerca squadra in B. In Olanda il migliore dell’Under 19 è da subito protagonista in Eredivisie».
Altri appunti mossi alle nostre giovanili: troppa tattica e poca tecnica, il risultato privilegiato rispetto allo sviluppo, poco coraggio…
«I nostri grandi club lavorano bene, ma hanno lo svantaggio enorme di non avere una seconda squadra dove i ragazzi possano fare in tranquillità 20-25 gare contro gente più grande. Florenzi va a Crotone, fa la differenza e la Roma lo richiama. Ma per un Florenzi che ce la fa, ne perdiamo o ne ritardiamo altri 15. Poi c’è chi a 18 anni sfonda, per carità, ma da noi sono eccezioni ». I club non hanno colpe? «Il parallelo è sempre lo stesso, la mia Inter-Ajax: a parità di buon lavoro dei club, il bagaglio di esperienza dei loro è più grande di quello dei nostri. Ricordo la finale dell’Europeo Under 21 un anno fa: gli spagnoli tutti in Serie A, i nostri invece?».
Altrove, però, si nota anche un certo «marchio di fabbrica» del club che da noi non sempre c’è. Il Barça, per esempio…
«Lì dai bambini all’ultima squadra c’è una filosofia precisa che connota fortemente anche l’impronta tattica. Però magari poi lasci per strada qualche profilo, magari se fai solo 4-3-3 trascuri una grande seconda punta o la spingi a fare l’esterno…».
L’apporto federale allo sviluppo dei giovani è sufficiente?
«Con l’avvento di Sacchi abbiamo aumentato di molto gli stage, sebbene non siamo ancora al livello di altre nazioni. Un progetto per il miglioramento c’è, arriveranno anche i risultati. Ma per Di Biagio al momento il campionato di riferimento per convocare gli Under 21 è la B, i c.t. di Francia, Germania, Olanda guardano invece a Ligue 1, Bundesliga, Eredivisie. È un dato di fatto: siamo competitivi fino all’ultimo gradino, poi i nostri finiscono giù e i loro in A…».
Realisticamente, nel nostro Paese pensa che possa arrivare una svolta veloce?
«Ho fiducia, qualcosa sta migliorando. Abbiamo riformato il campionato Allievi, la Primavera, ma l’importante è che ora le riforme non si fermino. Le squadre B si possono fare, da subito, anche da noi. E sarebbe un vantaggio innegabile».
Non è che poi continueremo a vedere le squadre piene di stranieri scarsi?
«Sono discorsi da non confondere. Coverciano e i club hanno l’obbligo di capitalizzare al meglio il patrimonio dei giovani italiani, e non ci piove. Poi c’è la libertà di un d.s. di prendere chi vuole. Ma la sfida di chi lavora nelle giovanili è proprio quella: mettere in difficoltà il proprio club quando deve fare delle scelte, portare i nostri a essere competitivi a 18 anni come avviene all’estero. Io stesso ho fatto esordire tanti giovani, ma allo stesso tempo li trovavo distanti da un giocatore fatto e finito. E l’inserimento è difficile. Si ricorda di quando Totti stava per andare in prestito alla Samp?».
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Non so se hai presente una puttana ottimista e di sinistra.
In Monti we Trust
Paz: uno dei miei idoli
Niente offre certezze incrollabili e coerenze granitiche come l’ignoranza.
(Vittorio Zucconi)
Baldissoni romano e romanista
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