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Messaggio mercoledì 11 ottobre 2017, 11:20
paz Avatar utente
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"l'armata dei sonnambuli" è un buon libro, senza picchi, forse non sviluppato benissimo: inizia bene e si perde nel prosieguo. ma, insomma, c'è di peggio.

le loro cose migliori restano q e 54.
E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine

Messaggio mercoledì 11 ottobre 2017, 12:14
faro Avatar utente
Hall of Fame

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erik non ci cascare, questi letterati non leggono i libri, li scarnificano, traendo godimento da significati e livelli che a noi comuni mortali rimangono inaccessibili
paolo67 ha scritto:
Non come quell'arpia claudicante di Oswald.

Messaggio mercoledì 11 ottobre 2017, 12:21
paz Avatar utente
Fenomeno

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può essere. :lol:
ma nel caso di l'armata dei sonnambuli non vale: l'ho letto davvero. il tema mi interessava.


io sto cercando di finire un libro molto bello, ma sono molto stanco e per questo mi dilungo: gli anni di annie ernaux.
un'autobiografia scritta in un modo eccezionale.
E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine

Messaggio mercoledì 11 ottobre 2017, 12:45
Erik Avatar utente
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faro ha scritto:
erik non ci cascare, questi letterati non leggono i libri, li scarnificano, traendo godimento da significati e livelli che a noi comuni mortali rimangono inaccessibili

Ma io non sono un comune mortale.

Messaggio sabato 14 ottobre 2017, 17:00
antoniocs Avatar utente
Fenomeno

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Erik ha scritto:
Comunque Le benevole di Littell è un mezzo capolavoro.


Io a pag.572 ho trovato un ragionamento su Edipo che uccide il padre Laerte. Mi piacerebbe sapere se è un errore di chi ha tradotto, una gaffe del genere guasterebbe il lavoro.
Alisson karsdorp manolas fazio kolarov strootman nainggolan pellegrini perotti dzeko schick.

Questo 11 è da scudetto

Messaggio sabato 14 ottobre 2017, 17:17
paz Avatar utente
Fenomeno

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complimenti antonio, hai trovato qualcosa di cui non mi pare qualcuno si sia accorto. almeno da una rapida ricerca dell'errore sul web.

la versione italiana p. 572 corrisponde a p. 322 del testo francese. e reca laerte proprio come quella italiana. direi che sia un errore di littell

Si Döll s'est retrouvé à Sobibor et son voisin non, c'est un hasard, et Döll n'est pas plus
responsable de Sobibor que son voisin plus chanceux ; en même temps, son voisin est aussi
responsable que lui de Sobibor, car tous deux servent avec intégrité et dévotion le même pays,
ce pays qui a créé Sobibor. Un soldat, lorsqu'il est envoyé au front, ne proteste pas ; non
seulement il risque sa vie, mais on l'oblige à tuer, même s'il ne veut pas tuer ; sa volonté
abdique ; s'il reste à son poste, c'est un homme vertueux, s'il fuit, c'est un déserteur, un traître.
L'homme envoyé dans un camp de concentration, comme celui affecté à un Einsatzkommando
ou à un bataillon de la police, la plupart du temps ne raisonne pas autrement : il sait, lui, que
sa volonté n'y est pour rien, et que le hasard seul fait de lui un assassin plutôt qu'un héros, ou
un mort. Ou bien alors il faudrait considérer ces choses d'un point de vue moral non plus
judéo-chrétien (ou séculaire et démocratique, ce qui revient strictement au même), mais grec
les Grecs, eux, faisaient une place au hasard dans les affaires des hommes (un hasard, il faut le
dire, souvent déguisé en intervention des dieux"), mais ils ne considéraient en aucune façon
que ce hasard diminuait leur responsabilité. Le crime se réfère à l'acte, non pas à la volonté.
Œdipe, lorsqu'il tue son père, ne sait pas qu'il commet un parricide; tuer sur la route un
étranger qui vous a insulté, pour la conscience et la loi grecques, est une action légitime, il n'y
a là aucune faute ; mais cet homme, c'était Laërte, et l'ignorance ne change rien au crime : et
cela, Œdipe le reconnaît, et lorsqu'enfin il apprend la vérité, il choisit lui-même sa punition, et
se l'inflige. Le lien entre volonté et crime est une notion chrétienne, qui persiste dans le droit
moderne; la loi pénale, par exemple, considère l'homicide involontaire ou négligent comme un
crime, mais moindre que l'homicide prémédité; il en va de même pour les concepts juridiques
qui atténuent la responsabilité en cas de folie ; et le XIXe siècle a achevé d'arrimer la notion
de crime à celle de l'anormal. Pour les Grecs, peu importe si Héraclès abat ses enfants dans un
accès de folie, ou si Œdipe tue son père par accident : cela ne change rien, c'est un crime, ils
sont coupables ; on peut les plaindre, mais on ne peut les absoudre - et cela même si souvent
leur punition revient aux dieux, et non pas aux hommes. (...)


che dire? complimenti per l'attenzione e per la cultura.
E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine

Messaggio domenica 15 ottobre 2017, 18:05
Lando Avatar utente
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solo in magna grecia potevano notarlo
Condannati a morte nel vostro quieto vivere

Messaggio domenica 15 ottobre 2017, 18:07
paz Avatar utente
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sbalorditivo.
sto terrone de cosenza, mortacci sua.

Spoiler:
:zon:
E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine

Messaggio domenica 15 ottobre 2017, 18:33
antoniocs Avatar utente
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Intanto dopo pag. 572 l'ho letto con occhi diversi, mi è calato abbastanza. Peccato perché mi stava piacendo molto, vedevo diverse assonanze con "Il comunista" di Morselli, uno dei miei romanzi preferiti. L'idea raccontare un fenomeno dall'interno attraverso gli occhi di un protagonista-vittima del fenomeno stesso, il dissenso ideologico che però in morselli è più evidente, e soprattutto le diverse digressioni che spesso sembrano solo esercizio di saccenza. Peccato perché dietro un libro del genere c'è sicuramente un grande studio sulle azioni belliche e sui luoghi teatro del conflitto e inciampare su Laio e Laerte è davvero incredibile.
Alisson karsdorp manolas fazio kolarov strootman nainggolan pellegrini perotti dzeko schick.

Questo 11 è da scudetto

Messaggio domenica 15 ottobre 2017, 18:38
Erik Avatar utente
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Erik ha scritto:
Comunque Le benevole di Littell è un mezzo capolavoro.

Per essere più precisi... un mezzo e un po'.

Messaggio domenica 15 ottobre 2017, 18:41
paz Avatar utente
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antoniocs ha scritto:
Intanto dopo pag. 572 l'ho letto con occhi diversi, mi è calato abbastanza. Peccato perché mi stava piacendo molto, vedevo diverse assonanze con "Il comunista" di Morselli, uno dei miei romanzi preferiti. L'idea raccontare un fenomeno dall'interno attraverso gli occhi di un protagonista-vittima del fenomeno stesso, il dissenso ideologico che però in morselli è più evidente, e soprattutto le diverse digressioni che spesso sembrano solo esercizio di saccenza. Peccato perché dietro un libro del genere c'è sicuramente un grande studio sulle azioni belliche e sui luoghi teatro del conflitto e inciampare su Laio e Laerte è davvero incredibile.



io sarei più generoso. non c'è solo di mezzo la confusione con laerte/ulisse, volendo lavorare sui lapsus freudiani ci sarebbe forse anche shakespeare. ;)

il romanzo è un romanzo definitivo. ed è bellissimo (imho).
E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine

Messaggio lunedì 16 ottobre 2017, 19:05
oswald Avatar utente
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È un errore noto da anni, nelle ristampe successive l'hanno corretto. Grande Antonio, pure letterato. :clap:

Messaggio lunedì 16 ottobre 2017, 19:27
paz Avatar utente
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davvero? e com'è che io non ne sapevo nulla? :(


seriamente: non avevo trovato nulla.
E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine

Messaggio lunedì 16 ottobre 2017, 19:59
Erik Avatar utente
Fuoriclasse

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oswald ha scritto:
È un errore noto da anni, nelle ristampe successive l'hanno corretto. Grande Antonio, pure letterato. :clap:

Lo hai letto?

Messaggio lunedì 16 ottobre 2017, 20:04
oswald Avatar utente
Amministratore

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paz ha scritto:
davvero? e com'è che io non ne sapevo nulla? :(

Perché non leggi i blog più fichi dove gli utenti tipo Annili blastano tutta la letteratura nordamericana tranne Franzen e i faro si scambiano opinioni sulla calvizie di Calvino.

Sei rimasto indietro, Andrea. Una volta eri così frizzantino, e tutti ti volevano bene. Ti informavano delle cose del mondo. Ora la tua figura giace pallida sullo sfondo, il flebile respiro di uno spirito inquieto, un'anima disegnata ma non più visibile, che ci ricorda la grandezza della storia e il nostro terribile destino. Chiediamo solo il perdono, la violenta e oscena remissione dei peccati, l'unica forza disposta ad accettare la nostra meschina e feroce presenza sulla terra. Per questo siamo disposti a soffrire, ad annullarci negli abissi della nostra alienazione, per vedere, anche solo per un attimo, la luce.

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